lunedì 9 luglio 2007

Dentifrici contraffatti, cessa allarme batteriologico

Cessa l'allarme batteriologico sulle confezioni di dentifricio contraffatte finite nei negozi di Nord America e Europa, Italia compresa. Resta alta la guardia, invece, sulla presenza del solvente industriale dietilene glicolico nei prodotti 'taroccati'. A darne notizia è il ministero della Salute, che in una nota spiega: "Le autorità sanitarie del Canada hanno comunicato oggi pomeriggio che nuove analisi di laboratorio sulle confezioni di dentifricio, precedentemente sequestrate per sospetta contraffazione, hanno escluso la contaminazione microbica da batterio 'Burkholderia pseudomallei', che era stata invece segnalata al termine delle prime analisi venerdì scorso".

Ma "resta invece confermata, sempre da parte del Canada, la presenza dell'emulsionante 'dietilglicole' in quantità rischiose per la salute. A seguito di tale informazione - prosegue il ministero - cessa in Italia l'allarme per contaminazione microbica, mentre proseguono le analisi chimiche per verificare se nei dentifrici sequestrati nei giorni scorsi nel nostro Paese vi sia o meno presenza di sostanze improprie e nocive per la salute. I risultati di tali analisi - conclude il dicastero di Lungotevere Ripa - saranno resi noti nel corso della settimana".

La Commissione europea aveva avvisato da oltre un mese le autorità degli Stati Ue del rischio di vendita di dentifrici contraffatti al dietilene glicolico''. Lo afferma Stefano Soro, a capo dell'unità che nella Commissione europea si occupa della sicurezza dei prodotti, a Help Consumatori, l'agenzia di stampa sui consumi.

"Il sistema europeo di vigilanza dei prodotti e di scambio delle informazioni - spiega Soro - ha funzionato bene. Sapevamo che intorno al 20 maggio tracce di dietilenglicole erano state ritrovate nei dentifrici in commercio in centro America e il 29 maggio abbiamo proceduto ad allertare tutti gli Stati membri europei sulla possibile presenza di dietilenglicole nei dentifrici".

Intanto, la Colgate-Palmolive sottolinea in una nota che i dentifrici prodotti dalla società ''rispondono ai più alti standard di qualità e sono completamente sicuri per l'uso''. I dentifrici commercializzati nel mercato italiano, si legge, vengono prodotti negli stabilimenti situati nell'Unione europea e in Brasile. Il dentifricio Colgate originale, prodotto per il mercato italiano, si sottolinea ancora, ''è completamente sicuro''.

La società suggerisce quindi ai consumatori di acquistare e utilizzare soltanto dentifrici Colgate originali, che sono di facile identificazione perché sull'astuccio esterno il testo deve essere presente anche in italiano così come deve apparire il riferimento alla Colgate-Palmolive italiana.

Colgate-Palmolive sta, inoltre, collaborando con le autorità sanitarie per identificare eventuali dentifrici contraffatti e importati illegalmente. Nella nota si precisa anche che Colgate non è coinvolta in nessun modo in queste attività illegali e sta collaborando con le autorità sanitarie per assicurare che solo prodotti Colgate, originali e idonei alla vendita in Italia, siano disponibili sul mercato.

Le associazioni dei consumatori suggeriscono però cautela. ''E' evidente che il dentifricio è contraffatto e quindi la Colgate non ha responsabilità ma chi è in grado di garantire il prodotto che abbiamo in casa o sugli scaffali di un negozio? Quindi, meglio non rischiare e cambiare marca'', consiglia il segretario dell'Aduc, Primo Mastrantoni. ''Non comprate né usate dentifricio Colgate - insiste - E' l'applicazione del principio di precauzione''.



fonte: Roma, 9 lug. (Adnkronos Salute/Ign)

martedì 3 luglio 2007

GOLETTA VERDE: BUONA QUALITA' ACQUE, MA CRITICITA' A FOCI FIUMI

A La Spezia, su 12 campionamenti, cinque sono risultati fuori norma, le foci dei fiumi Parmignola e Magra, ed a Porto Venere è stata trovata un'alta presenza di batteri microbiologici. Sono alcuni dei dati presentati stamani a La Spezia dalla Goletta Verde di Legambiente, che si prepara a lasciare la Liguria per proseguire il suo viaggio nelle acque della Toscana.

"Quello che abbiamo trovato in Liguria è sostanzialmente una conferma di quello che negli anni passati era stato già rilevato dalla Goletta. Per quanto riguarda le acque la situazione è abbastanza buona. L'unica nota dolente e che continua a preoccupare e' la situazione delle foci dei fiumi - ha detto Mirco Laurenti, portavoce della Goletta -, tutte le foci da noi esaminate hanno dimostrato seri problemi. Il problema piu' grosso è a monte di quello che arriva al mare.

Serve, secondo noi, un monitoraggio migliore e piu' attento e una programmazione piu' continua di quello che avviene sulle coste, come il monitoraggio delle discariche, depurazioni e interventi ordinari sugli impianti".

Facendo un bilancio complessivo della Liguria, sono stati effettuati nove campionamenti a Genova e alle foci dei fiumi Entella e Rio Poggio la concentrazione degli enterococchi fecali è risultata al limite. A Imperia invece otto su nove campioni sono risultati a norma, mentre fuori norma e' risultato il fiume Roja a Ventimiglia. A Savona, invece, sei campioni su sette sono risultati a norma, mentre fuori norma e' risultata la foce del fiume Centa.

Secondo Legambiente, preoccupa in particolar modo la situazione di Porto Venere, dove i batteri sono stati trovati in misura particolarmente elevata.

fonte: agi

Ambiente, l'inquinamento uccide 460.000 cinesi all'anno

Circa 460.000 cinesi ogni anno muoiono prematuramente per aver respirato aria inquinata e aver bevuto acqua sporca.

Lo rivela uno studio della Banca Mondiale.

Il Financial Times riporta oggi che il governo cinese, partner della banca nel progetto di ricerca, aveva chiesto di non pubblicare stime per paura di generare proteste e instabilità sociale.

La versione dello studio disponibile sul sito della banca specifica che alcune stime del costo economico e fisico dell'inquinamento sono state omesse per incertezze riguardo ai metodi di calcolo e alla loro applicazione.

Il rapporto stima comunque i costi per le morti premature collegate all'inquinamento dell'aria di 394 miliardi di yen (51,8 miliardi di dollari). Se ogni vita vale 1 milione di yen, il conteggio deI morti è di 394.000.

Lo studio indica che i costi delle morti per diarrea e cancro causati dall'acqua inquinata ammontano a 66 miliardi di yen, arrivano così a 66.000 di morti premature quest'anno.

fonte: reuters

lunedì 2 luglio 2007

Allarme per i ghiacciai italiani:

Saint Vincent, 2 luglio 2007 - Gli 800 ghiacciai italiani si sciolgono, mentre il caldo cresce sulle Alpi a un ritmo doppio rispetto alle pianure e alle coste europee. I ghiacciai alpini hanno perso negli ultimi 20 anni il 20% della loro estensione. Ma il fenomeno della deglaciazione è destinato a peggiorare con l'avanzare dei mutamenti climatici.

L'aumento delle temperature provocato dai cambiamenti climatici globali sarà più veloce sulle Alpi che sul resto del Paese: già oggi procede a un ritmo doppio, con un tasso di crescita delle temperatura media compreso tra 1,5 e 2 gradi nell'ultimo secolo mentre nel resto d'Europa si è attestato a meno di un grado (0,950). Di questo si parla nel workshop «Cambiamenti climatici e ambienti nivo - glaciali: scenari e prospettive di adattamento», che si tiene il 2 e 3 luglio a Saint Vincent.


L'appuntamento rappresenta la quarta tappa di avvicinamento alla Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, voluta dal ministero dell'Ambiente e organizzata da Apat - l'Agenzia per la protezione dell'Ambiente e per i servizi tecnici- a Roma per il 12 e 13 settembre prossimi.


Come si discute al workshop, studi condotti sul versante francese delle Alpi, mediamente meno esposto alla radiazione solare e alle ondate di caldo, hanno stimato che un aumento della temperatura di 1,8 gradi determina una riduzione della durata del manto nevoso del 20% (30-40 giorni) a 1500 metri di quota.

La regola del 20% vale anche a livello generale per la riduzione dei giorni di gelo, dei periodi cioè in cui la temperatura va sotto zero: fra il 1961 e 2004, sono diminuiti appunto di circa il 20%. Il workshop di Sain Vicent ha come obiettivo l'elaborazione di proposte di natura tecnica e normativa per l'adattamento ai fenomeni di deglaciazione in atto.

Tra i partecipanti, Edmondo Nocerino, direttore generale dell'Arpa Valle d'Aosta, Luciano Caveri, presidente della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Alberto Cerise, assessore al Territorio, Ambiente e Opere pubbliche della Regione, Roberto Caracciolo, direttore di Dipartimento dell'Apat e Luca Mercalli della Società Meteorologica Italiana.

fonte: quotidiano

CASA: DA OGGI SCATTA L’OBBLIGO DI CERTIFICAZIONE EDILIZIA

AGI) - Roma, 1 lug. - Scatta oggi l’obbligo di certificazione energetica anche per i vecchi edifici immessi sul mercato immobiliare. Gia’ dal primo gennaio scorso il certificato energetico e’ una condizione indispensabile per ottenere le agevolazioni fiscali per ristrutturare edifici in funzione di una maggiore efficienza energetica, ma da oggi diventa obbligatoria anche per i vecchi edifici e per quelli superiori a 1000 metri quadrati, nel caso di compravendita.

La certificazione energetica stabilisce il livello di consumo energetico di un immobile ed e’ redatta da soggetti terzi. Le integrazioni da oggi operative consentono di evitare il possibile rinvio dell’Italia alla Corte di giustizia europea e le eventuali sanzioni economiche che ne potrebbero derivare.

Con l’attuazione del decreto, il ministero dello Sviluppo Economico si aspetta una spinta del mercato verso edifici a basso consumo di energia, una riduzione della bolletta energetica, uno sviluppo dell’industria sul fronte della bioedilizia e la conseguente ricerca scientifica, e un incremento occupazionale. L’obiettivo e’ la riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di anidride carbonica per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo di Kyoto.

La normativa stabilisce che gli edifici immessi nel mercato immobiliare dichiarino il proprio consumo energetico, prevedendo tempi piu’ stretti per adeguare le costruzioni a livelli di isolamento termico efficaci. La proposta e’ ambiziosa: entro il 2010 intende ridurre le dispersioni termiche nei nuovi edifici di un ulteriore 20%. Per raggiungere questo obiettivo, viene imposto nei nuovi edifici che l’acqua domestica venga riscaldata con l’energia solare e che si collochino protezioni solari esterne per contenere il ricorso a condizionatori.

Il prossimo anno, a partire dal primo luglio, lo stesso obbligo sara’ allargato agli edifici sotto i 1000 metri quadrati, mentre dal 1* luglio 2009 l’attestato di efficienza energetica diventera’ obbligatorio anche per la compravendita del singolo appartamento.
In un prossimo futuro, gli stessi annunci immobiliari potrebbero segnalare la classe di risparmio energetico degli appartamenti e degli edifici, cosi’ come gia’ accade con le classi di consumo degli elettrodomestici. (AGI)
Red/Mot

sabato 16 giugno 2007

Qualità della scuola, dati negativi per il Molise

Non sono buoni per le due province molisane i risultati del primo Rapporto sulla qualità nella scuola italiana, realizzato da Tuttoscuola.

ROMA. Sono le scuole della Provincia di Forli'-Cesena le migliori d'Italia, quelle che complessivamente ai migliori risultati scolastici degli studenti e alla qualità dei livelli di istruzione, coniugano una corretta gestione del personale, adeguate dotazioni didattiche e informatiche, interventi e politiche finanziarie virtuose degli enti locali e una buona funzionalita' dei servizi e degli edifici scolastici.

A ruota seguono le scuole delle Province di Parma, Biella, Piacenza e Savona, dove si offre globalmente un servizio di miglior qualità a studenti e famiglie.

Al fondo della classifica, maglia nera per Nuoro, Sassari, Oristano e, a sorpresa, per le scuole della Provincia di Lucca.Sono i risultati del 1° Rapporto sulla qualita' nella scuola, realizzato da Tuttoscuola, il mensile per insegnanti, genitori e studenti che per la prima volta ha realizzato una classifica delle Province e delle regioni in base alla qualita' del sistema di istruzione.

I NUMERI DELLA RICERCA

La graduatoria deriva da 152 indicatori tratti dalle ultimerilevazioni ufficiali (Ministero della Pubblica Istruzione, Istat, Ministero dell'Interno, Ragioneria Generale dello Stato, etc). «Una base dati imponente - complessivamente oltre 63.000 dati - elaborata con rigore scientifico», assicurano i promotori, «da cui si ricava una approfondita e inedita radiografia del sistema scolastico del nostro Paese. Un lavoro unico: in 150 anni di storia della scuola italiana non era mai stato possibile stilare una classifica in base a criteri di qualita' e analizzare cosi', con cognizione di causa, i punti di forza e di debolezza delle diverse aree territoriali del Paese».

EMILIA ROMAGNA IN TESTA

E' Forli'-Cesena - secondo il Rapporto Tuttoscuola - a conquistare il gradino piu' alto della classifica. Ma e' complessivamente tutta l'Emilia Romagna ad essere promossa a pieni voti. Al secondo posto c'e' infatti Parma, al quarto Piacenza, al nono Reggio Emilia e al decimo Ravenna. Nella top ten al terzo posto c'e' Biella, al quinto Savona, al sesto Macerata (unica provincia non del nord tra le prime 10).Tra le grandi citta' molto bene Milano, al settimo posto, Torino al dodicesimo, Ancona al tredicesimo. Piu' sotto Bologna, al 31mo posto, e ancora piu' giu' Roma, quarantaseiesima, ma comunque al di sopra della media nazionale.

MALE PALERMO, NAPOLI, CAGLIARI, FIRENZE

In fondo alla classifica - secondo il Rapporto Tuttoscuola - Palermo, Napoli e Cagliari, al 93mo, 94mo e 95mo posto.Ma soprattutto va male Firenze, 78ma addirittura dopo Teramo,Campobasso e Reggio Calabria. Un risultato negativo che si riflette su tutte le scuole della Toscana, che si piazzano male anche nella classifica delle Regioni. La Toscana e' 14ma, dopo l'Abruzzo e prima del Molise, comunque - e a sorpresa - al di sotto della media nazionale.

PIU’ COMPUTER IN PUGLIA

Lo studio ha permesso di stabilire che la regione con la migliore dotazione informatica delle scuole e' la Puglia, che la citta' con gli studenti piu' bravi (o meglio, con gli studenti che conseguono i migliori risultati scolastici) e' Crotone e che, secondo le prove dell'Invalsi, gli alunni delle scuole del Sud ottengono migliori risultati nelle scuole primarie, mentre sono quelli del Nord a guidare la graduatoria nella scuola secondaria di primo grado. E non solo.

Il Rapporto Tuttoscuola rivela che il 64 per cento delle scuole primarie dispone del servizio di mensa scolastica ma solo poco piu' della meta'degli alunni (il 52 per cento) se ne avvale, che nelle comparazioni internazionali l'Italia occupa la parte bassa della classifica, ma che gli studenti del Nord-Est sono tra i migliori in matematica e infine che le Province riescono a pagare per l'istruzione – nell'esercizio di competenza – solo il 38 per cento degli impegni di spesa assunti nel bilancio annuale.

STUDENTI MENO BRAVI IN ABRUZZO

Il dato certo, sempre secondo la ricerca, e' che a Crotone l'anno scorso c'e' stata la media piu' alta di promossi negli scrutini finali dei diversi ordini di scuola, e inoltre i diplomati crotonesi, tra tasso di maturi, percentuale piu' elevata di diplomati con il massimo di voti o percentuale piu' bassa di diplomati con la votazione minima, sono risultati i migliori d'Italia.
Per i peggiori risultati negli scrutini finali, invece brilla (si fa per dire) la provincia di Isernia, e, per i risultati della maturita' 2006 la provincia di Asti. Molise e Calabria si sono contese l'anno scorso la maglia “rosa” dei migliori diplomati, mentre Basilicata e Abruzzo si sono disputate la maglia “nera”.

LE SCUOLE PIU' INSICURE A CATANZARO

Dall'insieme degli 8 indicatori di sicurezza registrati da Tuttoscuola nel “Rapporto sulla qualita' nella scuola” (agibilita' statica ed igienico-sanitaria, prevenzione infortuni, conformita' Vigili del fuoco, abbattimento barriere architettoniche di vario tipo) emerge che le scuole piu' insicure sono a Catanzaro.

Le scuole piu' sicure si trovano invece a Forli'-Cesena (dove comunque l'agibilita' igienico-sanitaria non supera il 22%, superiore alla media nazionale del 13,8%), seguite da Rimini, Pordenone, Lecco e Udine.A livello regionale il Friuli-Venezia Giulia strappa la leadership all'Emilia Romagna, mentre la maglia nera della sicurezza tocca alla Sardegna.

fonte: 2007-06-16 01:01:26 Altromolise

venerdì 15 giugno 2007

Qualità dell'aria: segnali di miglioramento

Malgrado l’importante miglioramento della qualità dell’aria, è indispensabile continuare a sviluppare la politica incisiva e coerente intrapresa negli ultimi anni, per adeguare alle norme previste dalla legge le immissioni ticinesi: in particolare quelle relative agli ossidi di azoto, alle polveri sottili e all’ozono. Questa la conclusione del rapporto sulla qualità dell’aria 2006 relativo al Canton Ticino presentato oggi a Bellinzona. I contenuti sono stati esposti dal direttore del Dipartimento Marco Borradori.


Il settore del traffico, in un cantone come il Ticino che fa da collegamento tra nord e sud Europa, rimane una delle maggiori fonti d’inquinamento atmosferico, dove i benefici derivanti dalle misure tecniche rischiano di essere vanificati dall’aumento dei volumi di traffico e del trasporto merci. È questo uno dei dati di fatto che emerge dal Piano.

Secondo il Piano l’inquinamento atmosferico può essere ridotto tramite due linee strategiche: le prescrizioni tecniche che agiscono sulle emissioni specifiche e il ridimensionamento delle attività inquinanti. Le emissioni possono essere ridotte agendo sui fattori di emissione con delle misure di tipo tecnico e attraverso una riduzione dei consumi e delle percorrenze, ecoincentivi e provvedimenti di carattere legale.

Per dare maggiore efficacia al Piano di risanamento, sono stati adottati anche dei piani regionali. Il Piano di risanamento dell’aria del Luganese (PRAL) è stato approvato il 1° ottobre 2002 e deve venir attuato a tappe, in concomitanza con l’apertura della Galleria Vedeggio-Cassarate, entro il 2008-2010. Quello per il Mendrisiotto (PRAM) è stato adottato dal Consiglio di Stato nel marzo 2005.

In Ticino i principali fattori inquinanti dell’aria sono il diossido d’azoto, polveri fini e ozono. Questi tre inquinanti sono originati dal traffico veicolare. Nel Cantone Ticino l’inquinamento atmosferico è contraddistinto da due fenomeni specifici: un periodo invernale (tra gennaio e marzo) con frequenti condizioni di inversione termica che impediscono lo scambio delle masse d’aria e generano in questo modo alte concentrazioni di polveri fini (smog invernale) e un periodo di smog fotochimico estivo contrassegnato da concentrazioni elevate di ozono.

I provvedimenti contro il traffico sono indirizzati piuttosto a contenere l’aumento del volume dei chilometri percorsi agendo a diversi livelli: pianificatorio, di gestione e di moderazione del traffico, di promozione dei trasporti pubblici e di incentivi economici. I nuovi provvedimenti di natura tecnica concernenti il traffico mirano a frenare l’aumento delle emissioni di polveri fini generate in particolare dai veicoli diesel. Seguono, e chiudono il pacchetto dei provvedimenti, delle misure “sussidiarie” volte al contenimento dell’inquinamento atmosferico transfrontaliero e al monitoraggio dei provvedimenti previsti dal nuovo PRA.

La politica dei trasporti costituisce pertanto un tassello determinante della strategia di protezione dell'aria. Tra gli elementi essenziali figura lo sviluppo dei trasporti pubblici in alternativa al trasporto motorizzato privato, sia per lo spostamento delle persone, sia per il trasferimento di merci dalla strada alla ferrovia. In tal senso vanno pure intese quelle misure atte a influenzare l’ubicazione dei grandi generatori di traffico in funzione dell’allacciamento ai trasporti pubblici, tramite strumenti pianificatori o incentivi per istanti. Uno sforzo maggiore va anche elargito in relazione alla realizzazione di piste ciclabili e percorsi pedonali da usare per gli spostamenti locali

Per informazioni: Redazione Margherita di Como - Como, 15-06-2007

giovedì 14 giugno 2007

I saldi di fine stagione


L'arrivo dei saldi di fine stagione e il desiderio di approfittare delle "occasioni" non deve far dimenticare alcune fondamentali regole per tutelarsi dalle “fregature”, che non di rado possono presentarsi.

Alcuni consigli utili per evitare di incorrere in scottanti "fregature" per i saldi di fine estate:


  1. convenienza: comprate preferibilmente nei negozi abituali. Sarà più facile accertare la convenienza dell'acquisto;
  2. confronto: è buona abitudine confrontare i prezzi tra vari esercizi commerciali, prima di decidere l'acquisto;
  3. prezzi chiari: il negoziante ha l’obbligo di esporre sul talloncino il prezzo pieno, il prezzo scontato e la percentuale di sconto praticata;
  4. garanzia: conservate lo scontrino, che dovrà essere esibito in caso di restituzione di capi difettosi. Anche se eventuali cartelli dichiarassero che i capi non possono essere sostituiti, il venditore non può sottrarsi all’obbligo di sostituzione o riparazione della merce, anche in saldo, a tutela del consumatore in caso di vizi occulti del prodotto e di assenza della qualità promessa. Tale garanzia è di due anni, ai sensi del Codice del Consumo;
  5. etichette e prodotti: controllate che l’etichetta contenga la composizione del capo e le istruzioni per il lavaggio e la manutenzione, perché da questo potrebbe dipendere la diversità di prezzi;
  6. prodotti in vendita: la merce in saldo deve essere tenuta fisicamente separata da quella in vendita a prezzo pieno;
  7. modalità di pagamento: i negozianti sono obbligati ad accettare il pagamento con carte di credito o bancomat anche in periodo di saldi. In caso di rifiuto, consigliamo di segnalare il caso, per iscritto, alla società Servizi Interbancari;
  8. prova dei capi: il consumatore ha diritto di provare i capi;
  9. percentuale saldi: attenti ai saldi superiori al 50%: potrebbe trattarsi di prodotti scadenti o, anche, di merce dell’anno precedente (in quest'ultimo caso, si potrebbe trattare ugualmente di un buon affare purché il negoziante ne informi il cliente);
  10. segnalazioni: ogni disfunzione o scorrettezza può essere comunicata a Confconsumatori e segnalata al locale comando dei Vigili urbani o all’Ufficio comunale per il commercio

Fonte: confconsumatori.com

martedì 12 giugno 2007

Farmaci venduti on-line, si sperimenta una certificazione

La vendita di farmaci su internet è un fenomeno in grande crescita, e che presenta una serie di rischi e problematiche. Sfuggendo al circuito di controllo nazionale, infatti, i farmaci venduti on-line possono arrivare all’acquirente già scaduti, contaminati, mal conservati e persino contraffatti.

L’utente non ha alcuna garanzia che i farmaci acquistati soddisfino i criteri di efficacia, di sicurezza e di qualità previsti e che siano stati prodotti secondo buoni standard. Per tentare di ovviare al problema, numerose sono le iniziative in ogni parte del mondo da parte delle autorità sanitarie.

La Royal Pharmaceutical Society della Gran Bretagna, ad esempio, ha avviato un progetto pilota di certificazione di siti internet che vendono farmaci on-line per evitare contraffazioni, truffe e pericoli per la salute dei cittadini. Le farmacie on-line, se rispetteranno una serie di parametri di sicurezza e trasparenza, potranno sfoggiare un logo RPS che sarà garanzia di qualità per i clienti.

In Italia la vendita di farmaci attraverso internet è esplicitamente vietata, ma questo non toglie che la Rete pulluli di siti-farmacia sui quali, con una qualsiasi carta di credito, si possono ordinare centinaia di farmaci diversi.

Non è corretto fare di tutta l'erba un fascio, perché occorre distinguere tra siti che vendono farmaci di marca a prezzo quasi intero e veri e propri siti-truffa che affermano di vendere i farmaci a prezzi stracciati ma il più delle volte sono semplicemente centrali dello spamming e della truffa informatica o, peggio, centri di spaccio di medicinali falsi o adulterati.

tratto da Yahoo

venerdì 8 giugno 2007

cos'è la qualità totale

Definizione di Qualità

Il termine “Qualità” è oggi usato con grande frequenza: qualità della vita, qualità dell’ambiente, qualità del lavoro, qualità delle relazioni e Qualità Totale, ciò nonostante si presta a definizioni, usi e interpretazioni tutt’altro che univoche.

Tuttavia il significato della parola qualità che noi vogliamo affrontare, in termini tecnici, è esplicitato dalle norme internazionali UNI EN ISO 9000:2000, “Sistemi di Gestione per la Qualità – Fondamenti e terminologia”, che definiscono la qualità come “l’insieme delle proprietà, prestazioni e caratteristiche di un prodotto o servizio che conferiscono la capacità di soddisfare esigenze espresse o implicite”.

In termini più semplici e comprensibili ai non addetti ai lavori, la qualità può essere interpretata, in parte erroneamente, come garanzia di buon prodotto. Infatti nel caso della certificazione di prodotto si certifica la conformità del prodotto con le caratteristiche organolettiche dichiarate dall’azienda e questa interpretazione può essere ammissibile mentre nel caso di certificazione di sistema si certifica la conformità del sistema di gestione dell’azienda e in questo caso non si garantisce la qualità intrinseca del prodotto bensì il sistema con cui viene realizzato/erogato.

L’Associazione Americana per il Controllo della Qualità (American Society for Quality Control – ASQC) considera la qualità come globalità dei profili e delle caratteristiche di un prodotto o servizio da cui dipende la capacità di soddisfare compiutamente un determinato bisogno: caratteristiche fisiche, aspetto, durata, utilizzabilità, affidabilità, validità dei supporti logistici, riparabilità, praticità, etc.

L’evoluzione storica della Qualità

In questa sezione vogliamo ripercorrere l’evoluzione storica della gestione della qualità, si può osservare come il concetto abbia assunto un significato sempre più ampio. L’evoluzione del concetto di gestione della qualità può essere schematizzata da un percorso articolato in quattro fasi fondamentali.

Inizialmente l’attenzione è interamente concentrata sul prodotto.

L’obiettivo che si prefigge è quello di separare il materiale conforme da quello non conforme in tutte le fasi della lavorazione, dall’acquisto delle materie prime fino all’ottenimento del prodotto finito. Questa fase utilizza un modello reattivo di sistema di gestione per la qualità, l’intervento avviene, infatti, soltanto dopo, ad “incidente” avvenuto: la qualità viene perciò vista come un “problema da risolvere” e non un principio di miglioramento.

Negli anni ’30, si è passati al controllo di qualità che ha comportato un ampliamento del campo d’applicazione dei sistemi di gestione per la qualità con lo spostamento del focus dell’attenzione dalla qualità del prodotto alla qualità del processo (process capability). L’obiettivo diventa quello di individuare alcune carenze del processo tramite l’analisi dei difetti che si presentano in maniera ripetuta sui prodotti.

Negli anni ’50 è stato introdotto il concetto d’assicurazione qualità e l’attenzione si è spostata sulla qualità dell’organizzazione ed è stato introdotto il concetto di ciclo di vita del prodotto: le società che sono efficientemente organizzate, che attuano strategie valide e applicano correttamente le procedure, sono in grado di offrire ai clienti un’adeguata confidenza del rispetto di determinate specifiche o requisiti relativi ai propri prodotti e servizi.

Viene introdotto un approccio che non si basa sulla rimozione della non qualità, ma sulla prevenzione degli “incidenti” attraverso la progettazione e l’applicazione di un sistema di qualità formale che riduca la possibilità di generare non conformità.

Nel periodo successivo, caratterizzato da continui cambiamenti negli scenari economici, dalla crescente competizione, dalla globalizzazione dei mercati, dall’aumento della domanda alla diversificazione degli stakeholders, è stato sviluppato il concetto di TQM (Total Quality Management). Questo nuovo approccio amplia ulteriormente l’oggetto di riferimento – la qualità riguarda la gestione globale del sistema di un’organizzazione e non di semplici sotto-sistemi, processi isolati o dipartimenti.

Viene inoltre accresciuto il concetto di miglioramento continuo delle prestazioni finalizzato alla soddisfazione delle esigenze del cliente, dell’azienda e della società nel suo complesso.

La qualità non è più vista come un problema da risolvere, ma come un’opportunità di business.

I modelli organizzativi più avanzati, si basano, sugli schemi americani che si rifanno al TQM e su quelli giapponesi, riassumibili nel CWQC.

I punti focali del TQM sono:


  • direzione aziendale poco coinvolta;
  • qualità vincolata al costo e alla produttività;
  • accettazione di un certo numero di difetti, seppure da minimizzare;
  • visione funzionale e burocratizzata della qualità;
  • rapporto con i fornitori puramente contrattuale e conflittuale;
  • formazione alla qualità limitata agli specialisti.
  • I punti focali del CWQC sono:
  • massima priorità data alla qualità del management;
  • nascita del JUSE (Japanese Union of Scientists and Engineers);
  • diffusione dello Statical Quality Control;
  • utilizzo dei sette strumenti statistici e manageriali;
  • nascita dei circoli di qualità e del QFD;
  • coinvolgimento del personale;
  • promozione a livello nazionale;
  • diffusione in tutti i settori.


Entrambe le scuole, estendono l’approccio al complesso dei processi aziendali che contribuiscono alla realizzazione del prodotto e riferiscono la qualità alla Soddisfazione del Cliente ( Customer Satisfaction).

Con esse si tenta di applicare un metodo scientifico per il conseguimento di una migliore caratteristica qualitativa reale di un prodotto tenendo conto che le specifiche tecniche o standard di un prodotto costituiscono soltanto variabili intermedie.

E’ soltanto con molto ritardo che il TQM fa la sua comparsa in Europa, tanto che il primo congresso europeo sui circoli della qualità e sulla gestione della qualità risale al 1987. Nel 1988 nasce poi l’EFQM (European Foundation for Quality Management) ad opera di quattordici grandi aziende europee, tra le quali la Fiat e la Olivetti.

Nel 1989 l’EFQM, insieme alle altre due grandi associazioni analoghe degli Stati Uniti e del Giappone, fissa per il 9 Novembre la prima Giornata Mondiale della Qualità, già preceduta da iniziative promozionali a livello di singoli Stati.

In Europa l’approccio al concetto di qualità si ha con una ripresa del modello americano, strutturato: su un’elevata burocratizzazione, una ripetitività delle azioni e una standardizzazione dei processi, con una crescente attenzione, però, al cliente e al mercato.

Il Regno Unito fu il primo paese occidentale a lanciare una campagna nazionale per la qualità nel 1983, seguito dalla Francia che ha istituito un premio nazionale e sviluppato molteplici iniziative.

Mentre in Italia, i primi approcci risalgono al 1981 con l’introduzione dei circoli di qualità, con la successiva intrapresa, in maniera disorganica, di altre iniziative, avvicinandosi gradualmente alle norme ISO 9000.


Le principali scuole di pensiero

Per far comprendere come storicamente si sono evoluti i concetti di Qualità, Qualità Totale, Total Quality Management etc. abbiamo voluto riportare i contributi delle principali scuole di pensiero.

Armand V. Feigenbaum. Considerato il padre del TQC (Total Quality Control), cioè il “Controllo Qualità Totale”, nome che egli coniò negli anni ’50 e che divenne il titolo del suo libro.

Per primi, Feigenbaum e il suo gruppo, hanno introdotto nella General Electric una struttura di costi della qualità finalizzata a valutare i sistemi di qualità. Secondo l’autore, la qualità è un modo di governare l’impresa; egli sostiene che l’applicazione del TQC comporta un’attenzione alla qualità pari a quella dedicata ai prodotti (nella direzione aziendale, nella progettazione, nella produzione, nelle vendite etc.). L’idea era di costruire rispettando la qualità fin dalla fase iniziale evitando così un successivo controllo della qualità e riducendo quindi i costi di riparazione e controllo.

Joseph M. Juran. Ha da sempre rivolto una particolare attenzione alle esperienze pratiche e ne ha raccolta la sintesi nel suo libro manuale. L’opera riflette il suo senso pratico, tanto che si può parlare di un approccio pragmatico e gradualistico. Juran insegnò ai giapponesi il management della qualità integrando l’insegnamento di Deming in campo statistico.

Egli inoltre aveva da sempre evidenziato il ruolo dell’alta direzione promuovendo lo sviluppo della qualità in ogni settore aziendale. Il raggiungimento di tale obiettivo richiede innanzitutto un cambio d’atteggiamento che deve essere avviato dal management; è quindi fondamentale la capacità di affrontare ed eliminare i difetti cronici ed i costi ad essi associati, con i quali, altrimenti, le aziende si abituano a convivere. La qualità diventa così un fattore strategico per il profitto.

L’autore ritiene che siano fondamentali le seguenti operazioni:

Il training nella qualità, dall’alto verso il basso;

la diagnosi dei problemi aziendali;

i progetti per i rimedi (il miglioramento)

l’istituzionalizzazione del miglioramento;

la diffusione dei risultati monetizzati;

la pianificazione della qualità.

Il miglioramento della qualità esteso a tutta l’azienda viene chiamato a volte CWQI (Company Wide Quality Improvement), dove al termine Control è stato sostituito Improvement, appunto miglioramento, che sottolinea l’idea della dinamicità ed evoluzione continua.

W. E. Deming. Noto per il contributo apportato alla diffusione della cultura statistica nelle aziende e per il ruolo esercitato nell’innescare la svolta della qualità in Giappone. In realtà il messaggio di Deming ha anche un forte contenuto manageriale; l’applicazione dei concetti statistici alla realtà industriale, partendo però dall’alta direzione che li deve comprendere e sponsorizzare, è, di fatto, la base su cui si fonda l’insegnamento di Deming e ne rappresenta l’aspetto più caratterizzante.

I manager devono definire gli standard e fornire ai livelli operativi gli strumenti necessari per soddisfare e creare un ambiente sereno che favorisca la cooperazione, l’identificazione e la soluzione dei problemi; attraverso quattordici punti, Deming elenca i doveri del management.

Tali punti sono così riassumibili:

  • atteggiamenti individuali: il miglioramento continuo, la risposta alle sfide del mercato e le scelte basate non soltanto sui costi;
  • iniziative da intraprendere: il perfezionamento del processo produttivo, la formazione e l’addestramento del personale ed il progressivo abbandono di ogni forma di ispezione;
  • interventi rivolti al miglioramento del clima organizzativo: l’eliminazione delle barriere personali, la riduzione dell’enfasi sugli obiettivi quantitativi e l’incentivazione della collaborazione.

Le statistiche sono il cuore della metodologia di Deming: l’utilizzo degli strumenti statistici per il controllo di qualità al fine di identificare i problemi e le loro cause.

Deming rileva l’importanza della presenza di un esperto statistico all’interno dell’azienda per contribuire ad individuare i problemi e raccogliere i dati per giungere ad una soluzione ottimale.

Philip B. Crosby. Ha dato rilevanza agli aspetti motivazionali per la qualità; nel suo libro “La qualità è facile” sottolinea che la qualità è un investimento che produce profitto e non è un costo. Egli aggiunge fra l’altro che la qualità comincia con le persone e non con le cose.

Cliente è ogni persona che riceve il nostro lavoro (chi è a valle nel ciclo produttivo) secondo la concezione inizialmente promossa da Ishikawa, e la qualità coinvolge tutti.

La maturità delle aziende verso la qualità viene analizzata secondo cinque categorie:

  • atteggiamento della direzione;
  • posizione dell’ente qualità nell’organizzazione;
  • metodologia per affrontare i problemi;
  • costi della qualità;
  • attività di miglioramento;
  • l’insieme delle categorie precedenti.

Crosby è anche il fautore della teoria “zero difetti”, ovvero ridurre i difetti e le rilevazioni e porsi come obiettivo finale un numero di difetti pari a zero.

Il processo di miglioramento della qualità proposto da Crosby fa leva sulla trasformazione e sulla diffusione della cultura della qualità all’interno dell’azienda. Responsabile principale di tale cambiamento è ancora il top management, che ha il compito di reimpostare lo stile di direzione, predisporre strutture trasversali che vadano a sovrapporsi a quelle preesistenti e creare un compito direttivo preposto alla definizione delle politiche e del programma di lavoro. La definizione delle specifiche di prodotto, di processo e del costo della qualità, partendo dall’alto, deve coinvolgere a cascata tutte le funzioni aziendali fino ai livelli operativi, e, a tale scopo, sono previsti meccanismi d’incentivi e di premi per favorire la diffusione in tutta l’organizzazione del cambiamento culturale.

L’obiettivo di Crosby è di dare a tutto il personale l’addestramento e gli strumenti adeguati ad ottenere un miglioramento continuo della qualità.

Kaoru Ishikawa. Il Giappone non inventò nulla rispetto a quanto già presente nella letteratura americana, ma fece della qualità uno dei pilastri della rinascita industriale, prendendo sul serio quei concetti e quei principi che seppe applicare, come nessun altro paese, a tutti i livelli dell’organizzazione aziendale. Il Giappone integrò i concetti ricevuti innovandoli soprattutto nei due filoni:

  • il controllo del processo produttivo;
  • i circoli della qualità;

collegò gli aspetti logistici e la politica d’approvvigionamento attraverso il metodo del Just in Time, in tempo reale cioè rispetto alle esigenze produttive, ottenendo così riduzioni sostanziali dei livelli di scorta.

Il più grande teorico del CWQC fu Kaoru Ishikawa che propugnò la pervasività di tale concezione della qualità, da realizzare attraverso una serie di strumenti, quali il QFD (Quality Function Deployment), la ruota di Deming e i sette strumenti statistici.

Le principali caratteristiche dell’approccio giapponese sono identificate da Ishikawa in una serie di motti:

  • la qualità viene prima del profitto, poiché ponendo l’accento sulla qualità aumenteranno anche i profitti a lungo termine;
  • il controllo di qualità deve essere orientato al cliente e non alla produzione;
  • l’attenzione deve essere rivolta ai processi in quanto la loro qualità determina quella dei prodotti;
  • il management deve rispettare l’uomo;

i metodi statistici devono essere conosciuti e usati da tutti.


L'approccio per processi


In azienda si svolgono generalmente numerose attività che tra loro interagiscono e sono finalizzate al conseguimento degli scopi dell’impresa: uno dei problemi che può sorgere, soprattutto quando tali attività sono svolte sotto la responsabilità di persone diverse, è dato dal mancato coordinamento e allineamento nei risultati da raggiungere nelle diverse aree aziendali.

Le norme ISO 9001 e 9004 promuovono un “approccio per processi”, che dovrebbe aiutare a risolvere tale problema.

Un “processo”, secondo la norma ISO 9000, è un’attività o un insieme di attività, che tra loro interagiscono, che trasformano elementi in entrata (materiali, servizi ed informazioni) in elementi in uscita (prodotti e servizi).

Secondo Joseph M. Juran, un processo dovrebbe soddisfare i seguenti criteri:

  • essere orientato al conseguimento di obiettivi (solo se sappiamo cosa vogliamo ottenere possiamo pianificare un processo);
  • essere sistematico, ovvero, le attività che lo costituiscono devono essere connesse tra loro in modo coerente;
  • essere “capace” di conseguire gli obiettivi previsti in condizioni operative normali (solamente un processo “capace” è in grado di conseguire le “prestazioni” richieste con continuità e regolarità);
  • essere legittimato, ovvero, svolgersi lungo canali autorizzati, devono cioè essere precisate le responsabilità coinvolte nel processo.

Il modello di processo, cui fa riferimento la norma ISO, è basato sul principio di Deming, noto come PDCA (Plan-Do-Check-Act), e richiede che l’organizzazione adotti la pianificazione, lo sviluppo, la gestione e la misurazione dei singoli processi al fine di disporre di dati oggettivi sul quale riflettere e avviare progetti di miglioramento continuo su base sistematica.

Tali misurazioni non hanno più per obiettivo la sola conformità ai requisiti specificati, come in passato quando prevaleva la logica del contratto fra fornitore e committente, ma la valutazione delle prestazioni interne, quali il sistema di gestione, i processi e i prodotti/servizi, aspetti economico-finanziari, le risorse etc. e delle prestazioni esterne all’organizzazione, quali la customer satisfaction, i reclami, la soddisfazione delle parti interessate e tutto quello che ad essi è correlato.

Il modello introduce gli “otto principi di gestione per la qualità”, che sono illustrati nella norma ISO 9000:2000, “Sistemi di Gestione per la Qualità – Fondamenti e terminologia”.

Gli “otto principi di gestione per la qualità” possono essere usati dall’alta direzione per guidare l’organizzazione verso il miglioramento delle prestazioni e s’identificano come di seguito:

  1. l’orientamento al cliente: le organizzazioni dipendono dai clienti e dovrebbero pertanto capire le loro esigenze presenti e future, rispettare i loro requisiti e mirare a superare le loro stesse aspettative.
  2. la leadership: i dirigenti e i capi reparto stabiliscono unità di intenti, indirizzi e l’ambiente interno dell’organizzazione. Essi favoriscono l’ambiente adatto al pieno coinvolgimento del personale nel perseguimento degli obiettivi dell’organizzazione.
  3. il coinvolgimento del personale: le persone, a tutti i livelli, costituiscono l’essenza dell’organizzazione ed il loro pieno coinvolgimento permette di mettere le loro abilità al servizio dell’organizzazione.
  4. l’approccio per processi: un risultato desiderato si ottiene con maggior efficienza quando le relative attività e risorse sono gestite come un processo.
  5. l’approccio sistemico alla gestione: identificare, capire e gestire un sistema di processi interconnessi per perseguire determinati obiettivi contribuisce all’efficacia ed all’efficienza dell’organizzazione.
  6. il miglioramento continuo: il miglioramento continuo è un obiettivo permanente dell’organizzazione.
  7. l’approccio a dati reali nel prendere le decisioni: le decisioni efficaci si basano sull’analisi, logica ed intuitiva, di dati ed informazioni reali.
  8. i rapporti di reciproco beneficio con i fornitori: un rapporto di reciproco beneficio tra l’organizzazione e i propri fornitori migliora la capacità di entrambi a creare valore.

Da una loro efficace “metabolizzazione” e condivisione da parte di tutto il personale dell’azienda, a partire dall’alta direzione, dipende la corretta messa a punto di un SGQ (Sistema di Gestione per la Qualità).
Se essi non sono tenuti presenti, si rischia di creare un sistema di gestione funzionale solo alla certificazione, senza apprezzabili vantaggi per il cliente e, di riflesso, per l’azienda.

Cos'è la certificazione

La Certificazione è una procedura con cui una terza parte dà assicurazione scritta che un prodotto, un processo o un servizio è conforme ai requisiti specificati. Esistono tre tipi di certificazione:

  • la Certificazione di prodotti e servizi: viene attuata per mezzo di organismi di certificazione che verificano la conformità del prodotto/servizio e per mezzo di laboratori che effettuano le prove di conformità;
  • la Certificazione del personale: viene attuata da organismi di certificazione che verificano la presenza delle caratteristiche (competenza, esperienza, partecipazione a corsi specifici) del personale impiegato in particolari attività: valutatori di sistemi qualità, addetti all’esecuzione di prove non distruttive, ispettori di saldatura;
  • La Certificazione dei sistemi di gestione: viene attuata da organismi di certificazione che verificano la conformità delle caratteristiche del sistema di gestione dell’azienda alle norme della serie UNI EN ISO o alle norme che disciplinano il settore in cui opera l’azienda.

Compito della normazione, in relazione alla certificazione, è la definizione :

  • dei requisiti dei prodotti, dei processi, dei servizi o del sistema di qualità di un’azienda oggetto di certificazione;
  • dei requisiti per l’accreditamento degli schemi (o sistemi) di certificazione, degli organismi che li attuano e dei laboratori di prova;
  • dei metodi di prova da usare per l’accertamento della conformità alle norme;
  • delle modalità di misura, di prova e di taratura delle strumentazioni adottate dai laboratori.

La certificazione è obbligatoria nei casi e nei modi previsti dalla legge: per esempio, la Comunità Europea la impone in relazione a determinati prodotti particolarmente pericolosi o associati a gravi rischi.

Si parla di Certificazione volontaria quando la conformità a norme tecniche è una scelta del produttore. La certificazione di conformità ad una determinata norma tecnica, oltre ad essere una garanzia interna all’azienda, può costituire un fattore strategico di competitività, rappresentando agli occhi del consumatore un simbolo di qualità.

Essere certificati significa assicurare la massima trasparenza e affidabilità nei riguardi dei propri interlocutori (esterni e interni).
La certificazione, infatti, dimostra la capacità di assicurare nel tempo un livello qualitativo conforme a determinate specifiche che l’azienda si pone come obiettivo da raggiungere per soddisfare al meglio i propri clienti.

L’azienda deve assumere scelte organizzative e gestionali efficienti ed efficaci, al fine di proporsi come organizzazione in grado di soddisfare le esigenze dei propri clienti.Tutto questo richiede una cultura gestionale e operativa basata su una conoscenza approfondita del proprio cliente e dei processi interni, che inneschi un miglioramento.

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